Il primo disco (intitolato Ligabue – Primo tempo) uscirà a novembre e ripercorrerà la storia artistica di Luciano da »Ligabue« (1990) a »Buon compleanno Elvis« (1995), mentre il secondo disco (intitolato Ligabue – Secondo tempo) uscirà nel maggio 2008 e ripercorrerà la storia artistica del rocker emiliano da «Su e giù da un palco» (1997) a «Nome e Cognome» (2005). Pubblicati da Warner Music Italy, entrambi saranno arricchiti da brani inediti (alcuni prodotti da Fabrizio Barbacci e altri da Corrado Rustici, per quest’ultimo si tratta della sua prima volta con Ligabue) e conterranno tutti i videoclip della carriera artistica del rocker di Correggio.
Per chi è amante della musica e non solo, rimane indimenticabile nella memoria, come racconta anche il cantante, l’acuto di Pavarotti in ‘Certe notti’ durante il concerto benefico ‘Pavarotti & friend for war child’ del 1996.
“Lucianone se n’e’ andato. Io ho avuto il privilegio di sentirlo cantare a due metri da me. E quello che ho sentito non mi sembrava di questo mondo. La sua voce, ‘quella’ voce, lanciata in un acuto durante ‘Certe notti’, non permetteva a nessun amplificatore ne’ tantomeno a nessuna orchestra di osare coprirla o anche solo infastidirla”. Lo afferma Luciano Ligabue in uno scritto pubblicato sul suo sito www.ligachannel.com, ricordando Luciano Pavarotti.
“Era piu’ forte di tutto -aggiunge Ligabue- Forte (guarda un po’) come la personalita’ di chi la possedeva, quella voce. Circa un paio di mesi fa sono andato a trovarlo, a Modena. Combatteva con la sua solita forza una malattia cosi’ terribile. Pero’, pur in quelle condizioni, continuava a impartire lezioni di canto ai suoi allievi. Assistendo a una di queste ho capito ancora di piu’ quanto, pur potendo contare su un talento enorme, Lucianone abbia messo nella sua vita in termini di dedizione, attenzione, determinazione (insomma: lavoro), per poter essere quello che e’ stato”.
“Intorno a lui -ricorda Ligabue- c’erano tutti i suoi amici, quelli che frequentava da una vita. Credo che questo la dica lunga su di lui piu’ di molte altre parole. Perche’ erano li’, dicevo, tutti. Ancora a giocare a carte dopo sessant’anni di partite con quello che non ci stava mai a perdere. Credo che abbia avuto tutto dalla vita. Ma -conclude Ligabue- se mi sentisse, mi direbbe probabilmente di andare a quel paese. Un abbraccio a Nicoletta, le sue figlie, i suoi famigliari e gli amici”.